Grazie, grazie Simona, grazie Don Marco, grazie al professor Cacciari per la sua presenza. Devo dire che come giovane studente di filosofia, come giovane studente di filosofia alla metà degli anni Ottanta, grazie all'indicazione, al suggerimento di due grandi maestri come tra l'altro amici comuni come Don Italo Mancini e Maurizio Malaguti, ho avuto così il dono di avvicinare alcune opere del professor Cacciari, in particolare Allora, Icone della Legge, che contiene un capitolo straordinario che ancora oggi costituisce un punto di riferimento imprescindibile proprio sul tema dell'icona, della verità dell'icona e della verità, come dire, mistica, antinomica di Flarianschio. Per cui da quel momento è nato così un particolare interesse che ho coltivato negli anni, grazie anche all'incontro con Nina Kaucisvili, che è stata una slavista che per prima, dopo il lavoro, veramente importante di Elemir Zolla ha favorito la conoscenza di Flariensky in Italia ed è stata la prima a organizzare nel 1988 a Bergamo il primo convegno scientifico internazionale al quale ha avuto il piacere di assistere e da lì diciamo E' nato poi tutto il mio interesse, coltivato anche con il rapporto, la relazione con alcuni grandi studiosi russi che hanno che hanno davvero custodito con grande amore e premura tutta l'opera e il pensiero di questo grande e straordinario personaggio che è Pavel Fariensky. Penso soprattutto a Sergei Averinsiev, ma anche a Olga Sedakova, a Viktor Bibikin, autori che potremmo considerare gli ultimi eredi di questa grande tradizione filosofica e teologica dell'inizio del Novecento. Io ho un'impresa impossibile, quasi non vorrei neanche provarci, cioè in 20 minuti, forse anche meno, a sto punto dovrei riuscire a fornirvi, come dire, una sintesi di un autore per il quale solo l'elenco delle sue principali opere implicherebbe qualche ora. E quindi, che dire, provo a fornirvi, così, qualche pennellata, qualche spunto. E comincio... e da questa ispirazione che mi viene da un grande padre della Chiesa d'Oriente, molto amato da Pavel Flariensky, al quale tra l'altro dedica alcune traduzioni, alcune riflessioni particolari. San Simeone, il nuovo teologo, il quale in una sua importante opera a un certo punto usa questa espressione, dice «C'è tanta luce all'interno di un uomo di luce da illuminare il mondo intero. Ecco, a me pare che Flariensky si collochi proprio nell'ordine di questa tipologia di figura. La luce della verità, la luce della sapienza, la luce della scienza e la luce della carità e della bellezza che in lui davvero costituiscono una sintesi mirabile. Un grande teologo ortodosso che ha favorito molto la divulgazione della teologia ortodossa in Europa, Pavel Yevdokimov, Riflettendo proprio su Ferriensky, osserva che il cristianesimo, nella testimonianza splendente dei suoi confessori, martiri e santi, è messianico, rivoluzionario, esplosivo. Ecco, questo è il grande tema sul quale vorrei poi brevemente soffermarmi. Questo grande tema, potremmo dire, dell'ecumenismo dei Santi e dei Martiri, di cui già San Giovanni Paolo II diceva che tra tutti è il più convincente perché la Comunio Santorum parla con voce più alta delle divisioni. Ecco, vorrei allora recuperare tre o quattro spunti. Il primo proprio per confermare questa presenza dell'uomo di luce. della luce della verità, non a caso una lettera fondamentale della colonna Il fondamento della verità, che è il suo capolavoro, la quarta, ed è lo snodo fondamentale di tutto questo suo capolavoro, è intitolato La luce della verità. E si conclude proprio con un richiamo alla verità come luce tratto da Sant'Agostino. Però chi lo ha conosciuto anche direttamente, personalmente, richiama costantemente anche questo aspetto. Ad esempio la grande compositrice e pianista Maria Iudina, Parla di Pavel come di un uomo dalla statura davvero straordinaria, una statura di genialità, l'ampiezza universale di sapienza, le vette di conoscenza, ma anche la pazienza, l'umiltà a cui Dio può far giungere un uomo, dal momento che questi, pur fa supplizi di morte e prove terribili, è stato in grado di irradiare tanta luce e bontà d'animo. Ecco, Florensky è già stato detto, non sto a ripeterlo, è considerato giustamente già dai suoi contemporanei il Leonardo da Vinci della Russia, il Pascal russo, l'Agostino russo. Ma al di là di questi confronti con il passato, a me pare che questo grande genio della cristianità e del genio del pensiero del ventesimo secolo abbia saputo guardare soprattutto al futuro, ha anticipato a volte anche di 50, 60, 80 anni quello che oggi sta accadendo dal punto di vista della ricerca scientifica. E tuttavia, matematico, fisico, ingegnere elettrotecnico, grande studioso di filosofia dell'arte, del linguaggio, ma anche martire della Chiesa ortodossa. Ecco, bisognerebbe recuperare allora una serie di passaggi, di tappe, ma ora non ne abbiamo il tempo. Cioè, come lui si è passato da una visione positivista e naturalista a soprattutto attraverso l'educazione della famiglia e del padre in particolare, ad una progressiva scoperta delle radici della spiritualità. Ma questo tenendo sempre insieme ricerca scientifica e... ricerca filosofica e teologica, fino a fare una scelta particolare, che è quella del sacerdozio nel 1910, dopo essersi sposato, e poi dagli anni 1913-14 fino a al primo arresto avvenuto nel 1928, a elaborare davvero un sistema filosofico di straordinaria importanza. Si laurea all'Università di Mosca nel 1904 sotto la direzione del maggiore matematico russo, fondatore della scuola matematica russa, Nikolai Bugaev, Aveva già una carriera dispiegata e tuttavia sceglie di iscriversi all'Accademia Teologica di Mosca e di intraprendere gli studi biblici, patristici, poi liturgici, eccetera. Costantemente e contemporaneamente, senza mai abbandonare però la ricerca scientifica. Questa era un po' la sua ambizione giovanile, far confluire l'intero insegnamento della Chiesa in una visione filosofico-scientifica e artistica del mondo. vedendo nella Chiesa proprio, come dire, la fonte generatrice anche di quella che lui chiama l'energia dello spirito, cioè il contenuto della vita eterna. A livello scientifico si è occupato di tantissime questioni, dal principio di discontinuità e le funzioni di variabili reali, dalla monodologia all'insiemistica, al tema dell'infinito matematico. soprattutto attraverso il recupero di Cantor, del pensiero di Cantor in Russia, ma poi di tante altre questioni, dall'elettromagnetismo alle questioni di cosmologia. Pensate che ha realizzato ben 135 voci di carattere tecnico-scientifico per l'Enciclopedia Tecnico-Scientifica Russa. Ecco, in lui davvero pensiero e vita, fede e ragione, scienza e vita spirituale, ma potremmo dire più in generale cristianesimo e cultura, logica e mistica, costituiscono un'unica e indissolubile unità organica, quella che lui è la Weltanschauung integrale, no? la mirovozrenie zelnoste, come si dicono i russi, appunto. Questa Weltanschauung è animata proprio da questa tessitura, da questa relazione viva dei nessi tra le diverse discipline. Come vi dicevo, venne arrestato nel maggio del 1928, poi rilasciato dopo pochi mesi, una seconda volta invece nel 1933, e sottoposto a cinque mesi di carcere alla Lubianca, poi condannato a dieci anni di lavori forzati e poi inviato prima a Skorovodino e poi in Siberia, nella Siberia orientale, cioè alle isole Salarki, non a caso chiamate poi isole del martirio. Nel 1937, verso la fine dell'anno, venne trasferito insieme a 600 altri prigionieri nei pressi di Leningrado per essere poi fucilato l'8 dicembre dello stesso anno a soli 56 anni. Da quel momento il suo nome verrà dimenticato intenzionalmente, come dire, cancellato e sarà riscoperto solo alla metà degli anni Ottanta. Da quel momento, ecco, si sviluppa tutto un recupero progressivo della sua opera che certamente mette in evidenza quella che Sergei Bulgakov, il più grande amico di Hlariensky, che peraltro è il maggiore teologo russo del XX secolo, in un memoriale celebre fatto a Parigi nel 1943, quando ancora non si sapeva bene come era morto e quando e come era morto Flavieschi, traccia un memoriale davvero molto bello, dove parla di questa rara ed eccezionale personalità enciclopedica, di cui non possiamo nemmeno stabilire per mancanza di capacità equivalenti. E però, ecco, Bulgaco mette in evidenza che padre Pavel, per me, dice, non era solo un fenomeno di genialità, ma anche un'opera d'arte. E l'attuale opera di padre Pavel non sono più i libri da lui scritti, le sue idee e parole, ma egli stesso, la sua vita. In lui si sono incontrate la cultura e la Chiesa, Atene e Gerusalemme. Ecco. Avrei così, volevo soffermarmi su tanti altri aspetti, ma credo di avere ancora poco tempo, per cui vado un po', come si suol dire, all'al suodo, cioè alle questioni che scandivano la mia presentazione. Vorrei anzitutto richiamare questo brano di una lettera del 1928, dove lui parlando con un amico dice «Non tradire mai le tue più profonde convinzioni interiori per nessuna ragione al mondo. Ricorda che ogni compromesso porta a un nuovo compromesso e così all'infinito. Non rinnegare per nessun motivo la verità, ma sii sempre fedele ad essa». In una pagina straordinaria di queste straordinarie lettere dal Gulag, adesso da un anno ristampate in modo integrale, Per Mondadori, che ho avuto il piacere di curare, una prima edizione uscì addirittura nel 2000, quindi sono passati più di 25 anni, però questa è la prima traduzione integrale di tutto il corpus delle lettere dal Gulag, e ci sono davvero delle lettere meravigliose. In una di queste, Klariansky fa questa considerazione, dice «è chiaro che il mondo è fatto in modo tale che non gli si possa donare nulla se non pagandolo con sofferenza e persecuzione. E tanto più disinteressato è il dono, tanto più crudeli saranno le persecuzioni e atroci le sofferenze». Tale è la legge della vita, il suo assioma fondamentale. Per il proprio dono, la grandezza, bisogna pagare con il sangue. E questa grandezza, il tema di questa grandezza in fondo era quella, come dire, del rapporto tra cultura e santità. Lui la recupera parlando di Pushkin, tra l'altro. Ecco, nella filosofia del culto abbiamo un'altra straordinaria opera di Florensky, frutto di un ciclo di lezioni svolte addirittura nel 1918, cioè a un anno dall'inizio della rivoluzione, in un luogo pubblico di Mosca, rivolto a credenti e non credenti, lui svolge un ciclo un ciclo di lezioni dedicato alla liturgia, al rito, al rapporto tra culto e cultura, recuperando negli aspetti antropologici, filosofici e mistici. E proprio in questo testo c'è un capitolo straordinario dal titolo I Testimoni, cioè I Martiri, nel quale Flariensky mette in evidenza proprio qual è il senso poi del martirio. Avere in sé la verità testimoniata e non semplicemente pensare ad essa come a un prodotto di una nostra personale creazione. Questo è il martirio, il sangue che parla della verità. Una verità incarnata della quale il martire si fa testimone fedele con il suo stesso essere, con il suo stesso corpo. E così testimoniare la verità è splendore. E la parola martire, martus, contiene sicuramente l'immagine e l'idea di splendore e fulgore, poiché la testimonianza della verità è luce e per testimoniarla è necessario avere la luce dentro di sé. Ecco, io... Accenno soltanto, volevo trattare e sviluppare questi altri aspetti ma non mi è possibile. Dico soltanto che Floreschi è stato l'anticipatore anche di una visione ecumenica cristiana di grande valore pionieristico, potremmo dire così. Il movimento ecumenico in fondo formalmente nasce con la conferenza missionaria di Edimburgo nel 1910 e lui nel 1910 1922 e 1923 pubblica degli scritti ecumenici veramente di grande forza e potenza sotto il profilo proprio della ricerca dell'unità nel rispetto della differenza. E parla del mondo cristiano lacerato, anzitutto perché le confessioni non si conoscono tra loro. Coinvolti in una polemica che le dissangua, esse non hanno più la forza di vivere per se stesse. Questi stiti, uno intitolato Nota sull'ortodossia e l'altro Cristianesimo e cultura, sono stati pubblicati intenzionalmente in lingua inglese nel 1922. Purtroppo sono scassamente noti al mondo, diciamo, non solo ortodosso, ma anche al mondo cattolico, al mondo riformato. Però anticipano, ad esempio, su molti aspetti il decreto del Concilio Vaticano II sull'ecumenismo unitatis redinte grazio. Se solo un'infima parte dell'energia che si spreca per essere ostili al prossimo venisse utilizzata per amare se stessi, l'umanità potrebbe tirare il fiato e prosperare. Quel che dovrebbe esserci piuttosto è una reciproca comprensione, quindi reciproca conoscenza, reciproca comprensione, e l'orientamento della coscienza verso Cristo dei cristiani delle altre confessioni, senza eliminare la differenza che sussiste tra una confessione e l'altra. Mi fa piacere richiamare questo aspetto, anche con la presenza del professor Massimo Cacciari, perché un sacerdote a lui vicino, Germano Pattaro, proprio nella metà degli anni Ottanta in Italia, è stato un po' l'antesignano anche di una teologia ecumenica che per il contesto ecclesiale italiano è stata assai preziosa. Disse Florensky che la vera causa della divisione che affligge il mondo cristiano non sono le differenze di dottrina, di rito, di struttura ecclesiale, bensì la profonda e reciproca diffidenza nei fondamenti, e cioè nella fede in Cristo, Figlio di Dio, che si è fatto carne. E qui lui rivolge un appello accorato per far sì che si possa passare dalla torre di Babele alla città di Dio, mettendo in evidenza che i sommi tesori della Chiesa Universale possono diventare nostri tramite Cristo, ma di fatto non sono di nostra proprietà. Ecco, altro grande tema. Quanto tempo ho? Altro grande tema, quello relativo al ripudio della guerra. Vi segnalo soltanto i testi di riferimento. Un testo particolarmente suggestivo e potente, coraggioso e rivoluzionario, potremmo dire così nel senso che si diceva all'inizio. È un omelia, cioè un sermone che lui ha tenuto come studente di teologia nel 1906. Un sermone che gli costerà cinque mesi di carcere. È un sermone rivolto ad una realtà particolare, dopo che era stato condannato a morte il tenente Smith, reo di aver appoggiato i marinai che si erano ammutinati durante l'insurrezione di Sebastopoli nel 1905. E lui svolge questo sermone davvero con grande... Enfasi, no? Avete dimenticato che quelli che vengono massacrati sono nostri fratelli, che colui che non ama il fratello mente quando proclama il suo amore per Dio? O voi continuate a non capire che ancora è sempre Cristo a cui sparano, che impiccano, picchiano, offendono? Non capite che ogni sparo è mirato al corpo di Cristo?» Ma non sapete forse che ciascuno dei nostri fratelli e delle nostre sorelle è un membro del corpo di Cristo? Vi siete forse dimenticati che il cristianesimo si nutre della Santa Comunione? O Santa Russa! sembra rivolta alla situazione anche attuale, che sopporti il massacro dei tuoi figli, o popolo ortodosso, che non interrompi le esecuzioni neppure durante la Santa Quaresima. E che già all'inizio della Settimana Santa sbeffeggi l'agonia del Salvatore. Guarda, Santa Russa, non sarai forse con Giuda e Caino? Guarda, popolo ortodosso, non sarai forse una vergogna per la storia? Ecco, molti di questi temi riguardanti la cultura della pace e della non violenza, lo smascheramento dell'ideologia e della menzogna, si ritrovano in questo meraviglioso epistolario. delle lettere dal Gula. E Floreschi contrappone proprio questa ideologia della guerra attraverso la messa in atto proprio di questa, come dire, questa gioiosa danza degli affetti, della prossimità interiore, del dono della cultura e della speranza, di quella che lui chiama l'arte della gratuità, l'arte del vivere. Cioè opporre al crimine e all'orrore un fermento di bellezza e di amore. E qui ci sono davvero delle pagine incredibili sull'assurdità della guerra. Dappertutto spergiuro, menzogna, inganno, uccisione, servilismo, mancanza di qualsiasi principio. E... Nelle guerre l'uomo si lascia prendere dal furore per pura brutalità. Certamente non sarebbe giusto affermare che tutti siano così, ma sono così molti, moltissimi, e con il loro attivismo questi elementi rapaci dell'umanità arrivano a occupare i posti dirigenziali della storia. e costringono pure il resto dell'umanità a diventare rapace. Eppure la sua profonda convinzione è che nulla si perde completamente, nulla svanisce, ma si custodisce misteriosamente in qualche tempo e in qualche luogo. Ciò che è immagine del bene e del bello e ha valore rimane, anche se noi cessiamo di percepirlo. E dice che senza questa consapevolezza la vita si perderebbe nel vuoto e nel non senso. Un solo cenno al tema della verità, al quale questa figura, questo straordinario Pope russo, ha dedicato una ricerca infinita, sia da un punto di vista scientifico, filosofico e teologico. Qui le opere da citare sarebbero tante, ma soprattutto vorrei indicarne almeno due, e cioè «La colonna e il fondamento della verità», questa teodice ortodossa in dodici lettere ad un amico, che Sergei Averinsiev ha definito «il capolavoro della filosofia della religione del ventesimo secolo». E poi la metafisica concreta, che purtroppo non ha mai visto la luce in vita, è stata pubblicata solo postuma, e che raggruppa addirittura otto parti, sono otto... parti di due grandi volumi, almeno come sono stati proposti nell'edizione russa più recente del 2013, dove lui tenta di esplorare questo tema della verità a partire dalla scienza, dall'indagine intorno all'incarnazione della forma, del linguaggio, dell'arte, fino alla cosmologia. Ecco, questa sete inesauribile della verità, dice una delle prime pagine della colonna Il fondamento della verità, che il titolo già richiama la lettera a Timoteo di San Paolo, no? Io non ho la verità in me, ma l'idea della verità brucia in me come fuoco divorante e la segreta speranza di incontrarla faccia a faccia incolla la mia lingua al palato. È essa il torrente infuocato che mi ribolle e gorgoglia nelle vene. Ecco, questa ricerca non della pravda ma dell'istina. In russo ci sono due termini per indicare verità. Pravda è la forma della verità sociale, politica, giuridica. Quando invece si vuole intendere la verità assoluta si usa il termine istina, che è la forma sostantivata del verbo essere e che, secondo l'indagine filologica messa in atto Da Flavieschi, come un po' nel suo stile, recupera addirittura la radice del sanscrito, as, dove il termine istina indica appunto il respiro, respirare. La verità è ciò che ci tiene in vita, è il respiro vivo, è l'essenta stessa della vita. E come sia possibile passare da una ricerca logica della verità a una razionalità translogica, senza annullare il principio del logos, della ricerca, della ragione, ma superandolo in termini di significato. E proprio su questi argomenti che poi diventano appunto il tema della verità antinomica, cioè la verità per essere tale deve poter contenere anche ciò che la può negare. E da questo punto di vista allora si apre tutto il versante della verità dogmatica a cui Massimo Cacciari ha dedicato opere straordinarie tra le quali L'ultimo suo lavoro, non a caso, riprende proprio il titolo dell'opera di Florieschi, Metafisica concreta. Ma oltre al titolo, devo dire, è un'opera che nella tessitura, nella struttura, nell'argomentazione, ma anche nei contenuti, recupera molto della metodologia floreschiana che purtroppo non riesco qui adesso a presentare. Vi ringrazio per la pazienza.
Incontro tenuto mercoledì 21 gennaio 2026 alle 21, presso la Chiesa di Sant’Agostino a Rimini.
Il prof. Cacciari dialoga con il prof. Natalino Valentini sul tema: “Il respiro della vita. P. A. Florenskij testimone della verità”.
A moderare la serata Simona Mulazzani, direttrice di Icaro TV.
L’interesse per Pavel Florenskij nasce negli anni Ottanta grazie all’incontro con grandi maestri (Cacciari, Mancini, Malaguti) e agli studi sull’icona.
La riscoperta di Florenskij in Italia è stata favorita da slavisti e studiosi come Nina Kauchtsvili ed Elemir Zolla, e da importanti studiosi russi contemporanei.
Florenskij è una figura di “uomo di luce”: in lui si uniscono verità, sapienza, scienza, carità e bellezza.
È considerato il “Leonardo da Vinci della Russia”, il “Pascal russo”, l’“Agostino russo”, ma soprattutto un pensatore rivolto al futuro.
In Florenskij fede e ragione, scienza e teologia, logica e mistica costituiscono un’unica visione integrale del mondo (Weltanschauung).
Matematico, fisico, filosofo, teologo e artista, Florenskij non abbandona mai la ricerca scientifica, nemmeno dopo la scelta del sacerdozio.
Il suo capolavoro La colonna e il fondamento della verità pone al centro la verità come luce e come realtà da testimoniare con la vita.
Arrestato e deportato nei gulag sovietici, Florenskij diventa martire: la sua opera ultima è la sua stessa vita.
Per Florenskij la verità non è un’idea astratta, ma qualcosa che si testimonia nel corpo, fino al martirio.
Anticipa una visione ecumenica fondata sui santi e sui martiri come luogo più autentico dell’unità cristiana.
Condanna radicalmente la guerra e ogni violenza, denunciando l’ideologia che trasforma l’uomo in strumento di morte.
La sua ricerca della verità (istina, non pravda) mostra che la verità è respiro, vita, fuoco che muove la ricerca senza mai esaurirsi.