Natale – la mangiatoia
Mi trovo al primo piano di una casa di Betlemme, nella campagna appena fuori dal paese. La stanza dove sono stata collocata è una stalla per animali e sono abituata a donare paglia a mucche, buoi, asini e cavalli. In mezzo all’odore di sterco e di fieno, a contatto con la saliva e il sudore degli animali, ricevo dagli uomini solo qualche fuggevole attenzione, quando devo essere nuovamente riempita di paglia, senza essere spesso lavata e pulita a dovere. Non mi sono mai ritenuta di nobili origini. La mia condizione è quella di sottostare all’ultimo degli animali del mio padrone.
Eppure proprio io, questa notte, sto prestando il mio letto di paglia nuova, appena cambiata, ad un bambino neonato. Non ho mai accolto prima d’ora un bambino dentro di me ed è una sensazione straordinaria: delicatezza delle membra che si muovono, dolcezza del suo sonno profondo, bellezza del suo corpicino perfetto. Non mi sembra vero! Eppure sta accadendo proprio così. Nel calore prodotto dagli animali della stalla, una donna ha partorito, con l’aiuto di una levatrice. Tutto si è svolto con ordine in un’atmosfera di naturalezza e serenità profonda. Poi sono arrivate altre persone conosciute, dei pastori della zona, accolti e ascoltati dal padre di questo bambino. Essi hanno detto di avere avuto una visione di angeli e che avrebbero trovato a Betlemme un segno: un bambino avvolto in fasce e adagiato in una mangiatoia.
Che meraviglia: io sono entrata a far parte di questo segno donato da Dio, il segno del salvatore, del messia, figlio di Davide. Che c’entro io, così umile e povera, con questo figlio di stirpe regale? Chi sono io per accogliere in me il re, l’unto del Signore, il figlio del Dio vivente?
Eppure sento gorgogliare dentro di me una gioia profonda: sono stata creata per nutrire altri e il mio desiderio profondo è sempre stato questo. Ora questa carne di un uomo appena partorito, la voglio accogliere ed offrire a tutti coloro che potranno guardarla e trarne vita, pace e godimento. Rendo grazie a Dio per questa meraviglia che ha realizzato in me, compiendo il desiderio del mio cuore: sono una mangiatoia, ma ora anche un altare su cui Dio celebra il suo dono d’amore.
Recita
Don Davide Arcangeli
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