Edith Stein. Il ricordo di Papa Francesco



Testo della biografia
Il 9 Agosto 1942, la deportata numero 44074, entrava nella camera a gas del campo di concentramento di Auschwitz. Era un'ebrea, una filosofa, una carmelitana e per la Chiesa oggi Santa Teresa Benedetta della Croce.
Edith Stein è probabilmente la donna che più di ogni altra nel secolo scorso ha testimoniato la passione per la verità in una continuità tra filosofia e fede che l'ha portata dallo studio della fenomenologia agli scritti di Santa Teresa d'Aavila, dall'Università di Friburgo al Lager. La Chiesa ne ha fatto un modello per il nostro tempo di compromessi e opacità del vero.
Lei, figlia di una famiglia ebraica di Breslavia, dopo un periodo di ateismo aveva incontrato Cristo semplicemente cercando il senso delle cose e lo aveva seguito fino al martirio. Convertita al cattolicesimo nel 1921, ha innestato la fede dell'infanzia, la storia del popolo ebraico, nell'esperienza silenziosa del chiostro, per poi abbracciare con straordinaria autenticità il suo destino.
Edmund Husserl, suo maestro ai tempi di Cottinga, ebbe a dire: «In lei tutto è assolutamente vero». La conversione, gli studi filosofici, il Carmelo, tutto in Edith è stato segnato da una libertà implacabile che si è arresa solo alla verità, amandola come solo una donna sa amare.

Ieri il Papa l'ha voluta ricordare al termine dell'udienza generale: "Edith Stein, martire, donna di coerenza, donna di cercare Dio con onestà e con amore, e donna martire del suo popolo ebraico e cristiano. Che lei, patrona d'Europa, preghi e custodisca l'Europa dal cielo".

Musica di sottofondo
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