Marco 7,24-30: "Le briciole dei figli...". (Commento di don Franco Mastrolonardo)



Testo del Vangelo
In quel tempo, Gesù andò nella regione di Tiro. Entrato in una casa, non voleva che alcuno lo sapesse, ma non poté restare nascosto.
Una donna, la cui figlioletta era posseduta da uno spirito impuro, appena seppe di lui, andò e si gettò ai suoi piedi. Questa donna era di lingua greca e di origine siro-fenicia.
Ella lo supplicava di scacciare il demonio da sua figlia. Ed egli le rispondeva: «Lascia prima che si sazino i figli, perché non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». Ma lei gli replicò: «Signore, anche i cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli». Allora le disse: «Per questa tua parola, va’: il demonio è uscito da tua figlia».
Tornata a casa sua, trovò la bambina coricata sul letto e il demonio se n’era andato.

Recita
Martina Pasini

Musica di sottofondo
Arrangiamento musicale di Gabriele Fabbri

Meditazione
Don Franco Mastrolonardo

Meditazione
Questa volta è Gesù a sorprendersi. Viene incastrato dalla inossidabile umiltà di una donna siro fenicia. Ed è un vero e colpo di scena nella partitura che il Maestro e i discepoli stavano ormai seguendo con ovvia naturalezza. Mi spiego meglio. Gesù aveva ben chiaro il disegno: era venuto per salvare il popolo d’Israele, il popolo eletto, il popolo dell’alleanza. Era ormai certo di essere lui quel messia atteso da generazioni e preannunziato dai grandi profeti di Israele come Isaia e Geremia, ad esempio. Prendeva sempre più consapevolezza del suo essere sigillo finale di una promessa antica fatta ad Abramo e ai grandi patriarchi. Si sentiva uno con il suo popolo, si integrava sempre di più con la storia amica dei discendenti di Davide. Insomma la partitura era ormai molto chiara: doveva salvare il popolo scelto dal Padre: israele. Tutto bene fino a quando una donna che non faceva parte di questo popolo si imbatte sul suo percorso. E la partitura accusa note dissonanti che preparano ad una trasposizione non solo di tonalità ma di nuove chiavi di lettura dell’intera opera.
Alla richiesta di guarigione della donna, Gesù si oppone perché sa che è venuto per i figli d’Israele e non per i cagnolini. Questo infatti era il nome con cui venivano chiamati gli stranieri. Anzi, Gesù lo ha in qualche modo edulcorato. Erano i "cani" i siro fenici!
Ma quella donna lo ha "rigirato come un calzino", si direbbe dalle nostre parti. Non si è arrabbiata, non se ne andata scocciata, non ha subito neppure passivamente l’umiliazione. Si è ripresentata a Gesù con questa frase "Signore, anche i cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli”. Gesù cede al disarmo e alla bontà. Con la guarigione della figlia della donna siro fenicia Gesù comincia ad allargare il suo ministero. Non è solo Israele che deve salvare, ma l’umanità intera!

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