25 Gennaio: Conversione di San Paolo (Biografia dialogata)



Conversione di San Paolo 
Come mai di questo santo si festeggia addirittura la conversione?
Paolo è una figura talmente importante da essere considerata, da alcuni, l’ “inventore” – termine ovviamente improprio – del Cristianesimo. Se i Vangeli riportano infatti quanto Gesù ha detto e fatto, Paolo spiega e commenta, se così possiamo dire, le basi dottrinali di questa nuova “religione”.
Forse è il caso di ripercorrere la sua vita in “pillole” – almeno fino all’evento che oggi celebriamo – al fine di capirne la portata.

Saulo, questo il suo nome originario, nasce probabilmente nell’anno 8, secondogenito di una famiglia benestante proveniente dalla Galilea, trasferitasi però a Tarso, nell’attuale Turchia.

Cresciuto all’ombra del padre, tessitore di tende, frequenta prima la scuola ebraica, per poi perfezionare la sua cultura ellenica, dato che in questa famiglia si parla greco, lingua paragonabile all’inglese di oggi.

Verso i dodici-tredici anni viene mandato dal padre a Gerusalemme, al fine di perfezionare le sue conoscenze religiose, e ciò avviene alla scuola del celebre Gamaliele, famoso dottore della Legge.

Nel 34 assiste al martirio del giovane Stefano, prendendo parte, seppur indirettamente, alla sua lapidazione. Non solo, lanciatosi in una campagna di epurazione anticristiana, chiede di poter essere inviato a Damasco per arrestarne altri!

Ma quando avviene la sua celebre conversione?
Proprio in questo momento: siamo intorno all’anno 36, durante quel viaggio diretto a Damasco e da lui voluto. Lasciamo dunque la parola a Luca, che nel libro degli Atti degli Apostoli ci narra l’episodio per ben tre volte (At 9,3-9; 22,6-11 e 26,12-19).

«Mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all’improvviso lo avvolse una luce dal cielo e, cadendo a terra, udì una voce che gli diceva: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?”. Rispose: “Chi sei, o Signore?”. Ed egli: “Io sono Gesù, che tu perséguiti!». Il capitolo nono ci descrive così, in breve, uno degli episodi che cambierà la storia dell’umanità.

Perché si parla spesso della celebre “caduta da cavallo”, se il passo appena citato non parla di questo animale?
Il cavallo è un’invenzione, o una deduzione, della tradizione artistica medievale: è probabile infatti che un viaggio simile non sia stato fatto a piedi, ma un’altra ipotesi vuole che, secondo una convenzione medievale, il peccato capitale della superbia fosse rappresentato come un cavaliere che viene disarcionato: una traduzione visiva che si applicava perfettamente alla vicenda spirituale di Paolo di Tarso. Le tante rappresentazioni artistiche dell’episodio, su tutte quelle di Caravaggio, hanno tuttavia radicato nell’immaginario collettivo la centralità dell’animale.

Tornando a Paolo, come mai viene definito l’Apostolo per eccellenza, quello con la “A” maiuscola, dato che non apparteneva ai Dodici?
E’ lui stesso a dircelo, quando sottolinea che gli è apparso il Signore, dunque è testimone della risurrezione, e che è stato inviato direttamente da Cristo, come i Dodici. Visione, vocazione e missione, i tre requisiti che possiede proprio in virtù di quel miracolo della grazia avvenuto sulla via di Damasco.

L’intera vicenda di questo grande uomo sta tuttavia nel suo cambio di nome: se Saulo deriva dal concetto di “desiderio”, Paolo significa “piccolo”. Come a dire che, se in un primo momento la sua vita era un po’ megalomane, dopo questo episodio è stata caratterizzata in senso opposto. La conversione, letteralmente il “cambiare strada”, il fare retromarcia per invertire la rotta, è forse reso meglio dall’equivalente greco: metànoia, cioè “cambiare modo di pensare”. E’ quanto ti chiediamo Signore: donaci un cuore docile, capace di accogliere una nuova visione della vita, quella che Tu hai pensato per il nostro bene.

Recita
Daniela Santorsola, Riccardo Cenci, Federico Fedeli

Musica di sottofondo
Arrangiamento musicale di Gabriele Fabbri

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